Intervista tradotta da Transworld Publishing - 2002

1) Ci può dire qualcosa sulla sua scrittura?

Bè, sono piuttosto irritato al momento. Una delle scrittrici canadesi che ha avuto più successo, Margaret Atwood, era in città l’altro giorno per qualche sorta di festival letterario. Prima, è stata alla radio nazionale a promuovere il suo ultimo romanzo – una storia postapocalittica a mezza via tra "Riddley Walker" di Hoban e "A Canticle for Liebowitz" di Miller – un romanzo che, come lei ha insistito, non è fantascienza ma “speculative fiction”, narrativa speculativa. Laddove lei ha definito fantascienza come la narrativa ambientata in mondi inventati che non hanno relazione con il nostro. Al festival, ha aggiunto una definizione del fantasy, ovvero una narrativa in cui gli animali parlano. Ora, la prima definizione mi ha fatto infuriare, la seconda mi ha lasciato senza parole. L’unica cosa che posso concludere da ciò è che i pregiudizi che contaminano generi quali la fantascienza e il fantasy esistono ancora. E’ deludente quando gli stessi autori cadono vittime delle stesse insicurezze su cosa costituisce una narrativa seria, di qualità. Farei meglio a fermarmi qui!

2) Quali libri pensa che l’abbiano influenzata maggiormente?

Questa è una domanda difficile a cui dare una risposta, perché in qualche modo la risposta cambia costantemente. Ma mi hanno ricordato l’altro giorno, durante una conversazione o l’altra, di un libro che ancora mi porta il sorriso sulle labbra, quasi un ghigno malefico, ma nondimeno piacevole. E, pensandoci sopra, devo dire che ha avuto molta influenza nella mia scrittura, sebbene in un modo molto sovversivo, sto parlando di “The man who was Thursday” di G.K. Chesterton. C’è un elemento di delizioso caos in questo romanzo, un vasto gioco di prestigio che sembra fuori dal tempo ma, storicamente parlando, non è così. E’ un perfetto piccolo libro. Divertente e mortale.

3) Ci può dire qualcosa dei personaggi della saga?

Come tutti quelli che stanno leggendo i miei romanzi sanno, è una domanda difficile, in quanto ci sono un sacco di personaggi nei miei libri. Mi piace l’idea di persone che passano attraverso le mie storie, figure incidentali che possono riapparire oppure no in libri successivi. Come nella storia, nomi vengono fuori e poi svaniscono, a volte seguendo l’innesco di eventi traumatici. Leader, personalità a volte misteriose. Ma, se pressato, devo nominare un manipolo di soldati, assassini, divinità e semi-immortali che stanno guidando la storia centrale della mia saga. Tutti partecipanti riluttanti.

4) Sa di avere qualche fan famoso o interessante?

Bè, questa è una strana domanda. Ottengo uno strano fascino dai miei lettori, che si domandano che cosa li tenga incollati alle mie storie, e in questo sono tutti interessanti. Nel fan site www.malazanempire.com ci sono lettori che variano dai quattordicenni agli accademici, sparpagliati per tutto il mondo e arrivati lì per discutere assieme del “Malazan Book of the Fallen”. E’ sbalorditivo quello che internet riesce a fare. Sono stato estremamente fortunato nel trovare dei fan tra gli scrittori di questo genere, persone che ho a lungo ammirato e che hanno avuto grandi influenze nella mia scrittura. Stephen Donaldson da una parte, Glen Cook dall’altra.



Traduzione by Anomader Rake e Laseen.