Intervista a Steven Erikson - 2006

La scrittrice Edith Cohn, che ha contribuito allo Science Fiction Book Club, ha avuto il piacere di intervistare Steven Erikson, autore della saga di Malazan.


Ho letto che lei originalmente ha sviluppato il mondo di Malazan assieme a Ian Cameron Esslemont come un gioco di ruolo. Come mai ha deciso di trarne un romanzo?


Ci sono stati probabilmente numerosi incentivi all'opera. Per prima cosa, stavamo creando giochi che riflettessero quello che volevamo vedere in un fantasy, ma a parte poche eccezioni non lo trovavamo (la saga Black Company di Glen Cook e il suo Dread Empire sono alcune eccezioni notevoli). Allo stesso tempo, sia Cam che io prendevamo parte a un programma di scrittura all'università di Victoria, che entrambi avremmo continuato fino al master, io nello Iowa e Cam in Alaska, così stavamo entrambi scrivendo fiction. A un certo punto abbiamo cominciato a scrivere assieme trame di "feature film" (FF), e uno di questi formò il nucleo de I Giardini della Luna. Poco dopo, mentre il nostro interesse nello scrivere fiction si sviluppava, divenne ovvio che alla fin fine così tanto di quello che stavamo giocando era già intrinsecamente novellistico, in struttura e narrazione, che la transizione sembrò ovvia. Il mio adattamento della trama del FF de I Giardini della Luna portò a un'espansione della storia base (il film si svolgeva interamente a Darujhistan) e all'introduzione di numerosi nuovi caratteri e sottotrame. Mentre riuscivamo bene a scrivere assieme gli script, abbiamo deciso sin dal principio che avremmo scritto i nostri romanzi individualmente. E questo è quel che abbiamo fatto.


Ci sono piani per lanciare un gioco di ruolo basato su questa storia?


Ci sono stati alcune richieste in quella direzione, ma per ora nulla di concreto.


Lei prevede un totale di dieci libri nella saga de La Caduta di Malazan. Aveva una concezione generale di tutti e dieci prima di iniziare, oppure qual è stato il procedimento?


Sì, anche se penso che gran parte dei Giardini è influenzata da una mancata convinzione o uno scetticismo non espresso che un progetto così ambizioso avrebbe mai avuto fruizione; di conseguenza, i Giardini sono strutturalmente differenti da tutto il resto e questo ha occasionalmente causato problemi. Al momento in cui l'ho fatto sembrava eccezzionale, che probabilmente è il perchè fa il verso a tanti paragoni di questo genere. Poco dopo la prima stesura, comunque, mi misi al lavoro compilando successivi romanzi della serie, e ne risultarono dieci (per me; Cam ne ha cinque o sei in testa). Quando i Giardini furono accettati per la pubblicazione, ne rielaborai gran parte per adattarlo al seguito previsto, senza cambiamenti massicci. In un certo senso, ho fatto calzare i Giardini alla serie.


Che metodi usa per ottenere un senso di realismo nel suo mondo fittizio?


È una dura domanda. Zelazny disse di provare a utilizzare tutti i cinque sensi nella narrativa di ogni pagina - non come regola severa, ma come una guida per creare ambientazione, scene e tutto il resto il più immediati possibile. Una coscienza tecnica del genere aiuta, ma quasi tutto il realismo che risulta è legato ai punti di vista, al camminare nelle scarpe o nei mocassini del personaggio, e vedere, sentire, respirare il loro ambiente e le circostanze.


Quale è stata la sua ispirazione per Sette Città, l'ambientazione per La Dimora Fantasma e La Casa delle Catene?


Non un luogo di questa terra, di certo. L'ambientazione e le culture del mondo di Malazan sono, piuttosto, consci e deliberati distanziamenti dal nostro mondo e dalla sua storia. Già nella creazione del gioco ci siamo sempre impegnati duramente contro rese stereotipate. Nell'invenzione di ambientazioni e popoli, c'è un caotico mix di tratti che si potrebbero trovare nel nostro mondo, e tanti caratteri unici quanti ne siamo riusciti a pensare (in maggioranza relativi all'esistenza della magia e di un attivo pantheon di dei, spiriti e simili). Alcuni degli eventi localizzati a Sette Città sono ispirati da specifici avventimenti storici del nostro mondo - la Catena dei Cani può essere messa in relazione con le ribellioni indiane e con i molti viaggi dell'Impero Britannico in Afghanistan, ma anche così i "giocatori" non sono interamente come ci si aspetterebbe (si potrebbero individuare tanti Patan e Turkmeni e Sikhs tra i Malazan quanto tra i "ribelli" - in altre parole, e detto in modo completamente brutale, il colore della pelle non indica affiliazione o attributi culturali).


Ha affrontato sfide particolari (di ricerca, letterarie, psicologiche o logistiche) nel portare questo mondo alla vita?


Come detto prima, una delle sfide è evitare pigrizia nell'inventare le culture del mondo di Malazan - è troppo facile limitarsi a rubare dalle nostre (le tribù nomadi sempre simili ai Mongoli o agli Unni o agli Apache; i commercianti marinai somigliano e si comportano come Fenici o Veneziani o Greci, eccetera). Personalmente, non sopporto questa ***** nei romanzi fantasy; e si estende anche alle razze non umane - nani sulle montagne, elfi nelle foreste, orchi in zone
aride dove non è possibile sopravvivere, e tutte queste schifezze. Troppo facile, e questo froda il lettore di vera inventiva e immaginazione. Tuttavia è molto difficile evitare che un mondo fantasy inventato sia derivato da qualcosa, ma penso che sia in gran parte possibile (non appena uno accetta che ci sono delle costanti nelle condizioni umane, e nell'adattamento di umani o umanoidi a specifici ambienti).


Come descriverebbe lo stile artistico dei suoi libri?


So che tendo a scrivere visualmente - vedo con l'occhio della mente scene e azioni e poi le descrivo; o ascolto conversazioni e semplicemente le registro. Questo è un modo modesto di dire che metto tutto in risalto. Cerco di non pensare in termini di "stile", perchè qualsiasi cosa sia, viene naturale, è parte del ritmo interno dello scrittore - che può essere alterato per adattarsi alla scena, ma invariabilmente ritorna come una costante. Sin dai miei primissimi giorni da scrittore, la gente si è sempre lamentata o ha commentato che è pericoloso leggere in maniera superficiale quello che scrivo, sia fantasy o narrativa contemporanea, e questo sembra essere rimasto fino ai giorni nostri, partendo dal presupposto che i miei lettori sembrino divertirsi a rileggere i miei romanzi - trovando ogni volta cose nuove.

Tematicamente, tendo probabilmente verso il tragico nelle mie storie, anche se ho una tendenza a scivolare verso l'umoristico in alcune occasioni. Per me, queste due cose sono bizzarramente complementarie.


Quali personaggi la diverte di più creare?


Sempre domande difficili. Amo inventare personaggi, o magari "rivelarli" è una descrizione migliore, perché sembra che si rivelino da soli parola per parola, pensiero per pensiero. A volte sono sfacciati. Altre volte sono timidi e diffidenti. E soprattutto non devono mai essere ovvi. Mi piace tornare su alcuni personaggi come metodo per alleviare la pressione, per controbilanciare altri personaggi o storie più dure. E scrivere comico è sempre molto divertente. Ma anche così, c'è sempre un colpo di pugnale da qualche parte e in qualche posto.

Relativamente a La Casa delle Catene, certamente Karsa Orlong si è dimostrato una formidabile esplorazione, da quel che sembrava un cliché di barbaro a qualcosa molto più complicato - ecco un esempio ovvio di come niente è mai semplice come sembra all'inizio. Karsa ne è una prova.


Cosa ci può dire sui progetti correnti?


Ho appena finito Reaper's gale che è il settimo libro della saga. Adesso sto cercando di metter giù un nuovo racconto che continui le avventure di Bauchelain e Korbal Broach; e sto lavorando con una compagnia di produzioni che sta per cominciare una serie SF (online, azione live) co-creata da me, David Keck e Mark Paxton MacRae. La serie si chiama "The Dark"; i primi due episodi sono "in the can", come dicono. (sono già usciti, NdT)


C'è qualcos'altro che vorrebbe raccontare ai suoi lettori?


Per quei lettori che non hanno ancora guardato nei vari siti di fan della saga di Malazan (come ilsentierodihood.net, NdT), li incoraggio a farlo - i commenti in questi siti sono interamente basati sui fan (come dovrebbe essere) e di largo spettro. Ed è pieno di persone che sono felici di rispondere a domande, di far notare i miei errori e in generale di far ricerche sui romanzi con diligenza scolastica.




Traduzione by Coltaine, Anomader Rake