Intervista a Ian Cameron Esslemont - 16 Ottobre 2008
Pat’s Fantasy Hotlist

Sapevo di dover fare una chiacchierata con Cameron in occasione della promozione de “Il Ritorno della Guardia Cremisi “  e parlare di cosa lo aspetterà in seguito.
Siccome questa è la mia terza o quarta intervista con Esslemont , per rendere le cose più interessanti ho invitato Adam (http://www.thewertzone.blogspot.com/) , Ken (http://www.nethspace.blogspot.com/ ) e Graeme (http://www.graemesfantasybookreview.blogspot.com/) , tutti loro grandi Malazan Fan, ad unirsi alle danze ! Quindi grazie a tutti e tre per aver accettato l’invito.

Divertitevi !


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Senza rivelare nulla, puoi darci un assaggio di quel racconto che è “Il Ritorno della Guardia Cremisi” ?


Se dovessi riassumerlo il più stringatamente possibile, suppongo direi che tratta del desiderio fuorviato di aggrapparsi al passato mentre il mondo si è mosso in avanti (come inevitabilmente fa) - dell’incapacità di lasciar andare quando il buon senso detterebbe che uno debba farlo - e delle conseguenze di tale fallimento. Questo sarebbe uno dei temi principali.


Sei soddisfatto della risposta dei fan alla tua seconda ‘offerta’ Malazan fin ora?

Si, molto!.
Sono grato per l’accoglienza ed il sostegno della ‘gang’ del sito web Malaz (aka: Malazan Empire), coloro che  lì hanno contribuito (tutti fan attivi) non avevano bisogno di essere così imparziali, ma lo sono stati.
È stata la speranza di Steve e mia che i nostri combinati  contributi a Malaz aggiungessero semplicemente maggiore divertimento e intensità per chiunque.



Dicci qualcosa di te. Qual è il ‘411’ di Ian Cameron Esslemont?


Hmm, stai chiedendomi il numero di telefono? Intendi qual è il patto/accordo  fra me e la scrittura fantasy?
La scoperta, suppongo. Come in uno scavo archeologico, sta tutto nello scoprire cosa c’è lì.
Ogni volta che scrivo quella roba non posso evitare di sorridere quando comincio a scoprire cosa accadrà successivamente, o cosa attende al di sotto di ciò che è appena successo .



Probabilmente non sarai in tour per promuovere questo libro, ma ci sono prossime apparizioni delle quali vorresti che i fan Malazan sapessero?


Beh, ero tutto pronto per andare a Calgary (Aka: Canada, provincia di Alberta) per la ‘World Fantasy Convention’ ma come Canadese residente negli U.S questioni di immigrazione hanno interferito e non penso ce la farò.
Il che è davvero un peccato perché Steve ed io ci siamo divertiti a quella Convention ed ero impaziente di incontrarmi con tutti quelli che solitamente vedo lì.



La maggioranza dei lettori sembra concordare sul fatto che RotCG rappresenti un netto miglioramento rispetto a NoK  in termini di stile di scrittura; tuttavia quale sarebbe la tua ‘debolezza’, o gli aspetti del tuo mestiere su cui sentiresti il bisogno di lavorare ancora?


Sono molto lieto di sentirlo. Il miglioramento non viene necessariamente con la pratica e la ripetizione (dopotutto è possibile sfornare la stessa roba ancora e ancora); se dovessi fare un’auto-diagnosi credo dovrei affermare che i miei punti deboli  restano il flusso e l’eleganza nella prosa; soggetto quello, che non cambierà mai e con cui dovrò sempre lottare.
Ma non ne sono troppo scoraggiato – resta una preoccupazione del mestiere, una su cui è possibile lavorare, così come un falegname può lavorare sulle sue più pregiate creazioni (engl: cabinetry ).
Non è che mi manchi la materia prima.



Condividere gli oneri di scrittura per il mondo di Malazan con Steven Erikson porta all’inevitabile paragone fra voi due. Come ti fa sentire la cosa, specie se consideriamo che Steve è un tuo buon amico?


Si, è inevitabile  ma non ne sono infastidito, poiché a mio avviso Steve è tra i migliori professionisti che ci siano nel genere. Penso che il mio lavoro, particolarmente “Il Ritorno”, sebbene non sia del calibro di quello di Steve, non se la cavi poi così  male se confrontato con il resto dell’ Epic Fantasy che c’è in giro.
E avrò sempre l’esempio (engl: high bar) dell’opera di Steve a spronarmi e ispirarmi.



Quanto è impegnativo per te trovare la tua voce , non solo come scrittore novello, ma anche come scrittore che si getta in un universo costituito?


Per me ‘trovare la mia voce’ non è stato per niente un problema.
In Malaz non ho mai dovuto lottare con esso; poiché non sono mai stato realmente ‘nuovo’ in questo mondo affermato. Come co-ideatore la mia voce è stata presente per tutto il tempo.
 Come  penso dimostri l’allineamento scorrevole de ”Il Ritorno”.In senso lato, dato che lo stile non è il mio punto focale , io per natura tendo ad  enfatizzare il contenuto anziché la forma.
La mia speranza è che il materiale sia forte abbastanza da giustificare un posto ‘in scena’ ed in quella speranza confido.



Qual è il resoconto sull’andamento di “Stonewielder”, qualche provvisoria data di uscita a questo punto?


Nessuna data. La Bantam ed io siamo ancora in fase di trattativa sui futuri romanzi Malazan.
Sono molto speranzoso ma la situazione economica attuale mi preoccupa… non è il periodo migliore per entrare nel mercato (anche se in tempi difficili la domanda di intrattenimento e di cosiddetta ‘evasione dalla realtà’ diventa addirittura maggiore )



Puoi darci un’assaggio della trama di “Stonewielder”?
(ALLARME SPOILER: Non leggere senza prima aver letto RotCG)
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“Stonewielder” si svolge nel subcontinente variamente noto come ‘Korel’ o ‘Fist’.
 Di nuovo, come per “La dimora fantasma” o “Il Ritorno della Guardia Cremisi”, il romanzo servirà a dare maggior consistenza alla regione ove ambientato, nel corso di esso si risponderà a, o si aggiungeranno certi temi maggiori e domande.
Ad esempio mi risulta dai topic del forum sul sito Malaz, che molti lettori erano agitati per l’apparizione dei ‘Riders’ o ‘Stormriders’ in NoK ( e altrove).
I lettori avranno la possibilità di decidere se “Stonewielder” metta o meno un freno a tutte queste ansie e riserve. Gli eventi seguiranno da vicino quelli de “Il Ritorno”e s’incentreranno su una nuova offensiva Malazan  gettata in quell’arena dal nuovo imperatore, Mallick Rel.

 

 


In un’intervista precedente hai menzionato quanto si sia rivelato divertente scrivere RotCG.
“Stonewielder” è altrettanto divertente o è un’ impresa più complessa?



Confesso di trovare “Stonewielder” un’impresa più difficile (engl idiom: harder row to hoe).
Non so perché. Forse perché mi sono ripromesso di provare a spingere ulteriormente in avanti la mia scrittura, come ho tentato con “Il Ritorno”.
Questo ha portato  allo sviluppo di  un ritmo più lento, un progetto più centrato sul personaggio.
Alcuni lettori potrebbero trovarlo un deterrente, ma, allo stesso tempo, altri lettori ne saranno soddisfatti. Ogni opera avrà il suo pubblico.
E per ‘più lento’ intendo meno ‘folle corsa’ rispetto a  “Il Ritorno”.



Nella linea temporale, quando avviene “Stonewielder” ?


Poco meno di due anni dopo “Il Ritorno”



Recentemente l’immagine di copertina è diventata un ‘Hot Topic’.Quali sono le tue considerazioni riguardo a questa sfaccettatura di un romanzo, e cosa pensi delle copertine che adornano NoK e RotCG?


Fin ora credo di essere stato straordinariamente fortunato per quanto riguarda le copertine. Sono molto compiaciuto da tutto il lavoro che è stato prodotto. Rabbrividisco quando mi guardo attorno e penso a cosa avrebbe potuto essere stato  piazzato sul progetto.
L’accuratezza o l’identificabilità di  certi personaggi non dovrebbe essere un problema qui.
Io penso che l’illustrazione di un libro  debba  catturare l’interesse di qualcuno grazie allo stato d’animo, all’atmosfera che trasmette, presumibilmente riflettendo il contenuto dello stesso.



Sempre più autori/redattori/editori stanno scoprendo il potenziale di tutti i siti/blogs/message boards di fantascienza e fantasy su internet. Tu tieni d’occhio su cosa si discute, specie se ti riguarda? O è una distrazione troppo grande?

Devo confessare di non frequentare il sito di Malaz (senza con questo intendere alcuna mancanza di rispetto). Secondo me un autore non dovrebbe cercare di guidare l’interpretazione dell’opera o cercare di ‘spiegare’ cosa realmente intende. Questo non è consentito neppure in un laboratorio di scrittura propriamente diretto.
Comunque ciò non significa che penso che i siti e le Message Boards non siano importanti o legittimi.
Al contrario.
Li vedo come una fantastica opportunità di riunirsi  per una comunità.
Mentre internet raduna a sé una sempre maggiore percentuale della popolazione , maggiore sarà  la sua portata ed essa diverrà, credo, la più ampia  fonte di opinioni (Aka: feedback) e di costituzione di gruppi comunitari (Aka: community building).
I vecchi tempi delle newsletters ciclostilate sembrano ormai trascorsi.



Steven Erikson ha recentemente rivelato di avere in progetto di scrivere altri libri Malazan una volta conclusa la saga principale. Tu prevedi  ulteriori libri Malazan una volta finita la tua serie?


Per ora non ho alcun progetto per altri romanzi Malazan. Rimarrò aperto ad essi fino a che resterò emozionato e divertito dalle storie e dai personaggi di quel mondo.



A quanto ne so (engl idiom: for my money)  le saghe fantasy non si presentano molto più complesse dei libri Malazan. Come co-ideatore, senti ancora di controllare la tua creazione o essa ha acquisito vita propria lasciandoti a narrare una cronaca degli eventi come accadono?


Penso che ogni creazione artistica debba avere ‘vita propria’, altrimenti è morta.
L’universo Malazan offre ancora tutto questo ad un livello artistico soddisfacente - per lo meno dal mio punto di vista .
E  fin tanto che lo farà sarò lieto di lavorare con esso.



Quando la serie fu originariamente concepita, cosa ha portato te e Steven a presentarla con un’ambientazione fantasy? Potrei anche vedere la saga Malazan come un’opera di fantascienza (benché forse non su un solo pianeta)


Questo è buffo. Non l’ho mai vista diversamente da come è posta.
Steve potrebbe averlo fatto, non saprei. A causa dei nostri comuni interessi storici e archeologici non vedo come il mondo avrebbe potuto venir fuori altrimenti.
È strano , ma quando provo a fare della fantascienza, con navi spaziali e laser, mi sembra soltanto sciocca e fasulla – inventata-  mentre la fantasy con basi storiche e  magia la sento completamente reale e legittima perché, dopotutto, essa è stata la vasta maggioranza dell’esperienza umana.



Come residente dello stato dell’Alaska, posso solo presumere che tu debba essere un esperto di politica estera russa. Questo fatto come influenza il tuo modo di scrivere?


Ha !. Si. Bene. Come non americano penso forse di doverla  oltrepassare questa; tranne che per far notare che un altro stato oltre la Russia capita che confini anche più direttamente con l’Alaska.



Cosa pensi dell’uso delle cartine nei libri fantasy?  I tuoi  fin ora sembrano farne scarso uso se paragonati a quelli di Steven, ed è stato interessante non avere mappe di ‘Korel’ o ‘Stratem’  ne “Il Ritorno della Guardia Cremisi”


Tutte le mappe di Malaz presentate fino ad adesso  sono emerse dalla nostra comune messa a punto (con solo una o due eccezioni, Lether ad esempio, sebbene perfino con quella Steve ed io ci abbiamo giocato tempo fa). È vero che come artista Steve ha disegnato la maggior parte di loro (che poi abbiamo fatto i turni a riempire. “Il Ritorno” ha una cartina di ‘Quon Tali’, come dovrebbe, dato che gran parte dell’azione si svolge lì.
“Stonewielder” avrà una mappa del subcontinente di ‘Korel’ ecc.
Le cartine sono di vitale importanza per come la vedo io, ma non tale che il lettore  possa poi contare il kilometraggio e simili, ma piuttosto per trasmettere il sentore dell’età, poiché le discrepanze, i punti ciechi e le supposizioni sono la norma per delle mappature di periodo pre-scientifico.




Hai affermato precedentemente che tu e Steven collaborate per preparare l’arco complessivo della storia della serie, ma la stessa cosa è applicabile anche per le tematiche?
Quando si arriva al dunque, di cosa ritieni parlino i libri Malazan? È possibile riassumerli semplicemente?



Si, la nostra collaborazione si applica in maniera ancor più rilevante alle tematiche poiché esse  sono davvero la ‘raison d’être’ (in francese nel testo) dell’intero progetto.
Steve ed io parliamo maggiormente  di questi più ampi sviluppi che di altri particolari dettagli (i quali possono variare e non essere neppure lontanamente importanti come il messaggio complessivo).
Per riassumere il significato della saga – Oh cielo (engl idiom: yikes) se dovessi fare un  tentativo dal mio punto di vista , io percepisco la saga come un tentativo all’interno del genere fantasy di creare qualcosa di più che non  il solito scenario pseudo-europeo, medioevale, greco o quant’altro, con spade e magia, ma piuttosto lo  sforzo di entrare in una tradizione culturale marcatamente differente che è al contempo interessante, inquietante e sconvolgente (come dovrebbe essere).



Qualche parola circa quell’ elusivo accordo dei libri americani?


 La Tor ha acquistato sia NoK che RotCG per l’uscita americana.



Sembra che in questi giorni ci siano in giro parecchi libri fantasy innovativi e stimolanti. Essendo stato piuttosto critico in passato nei suoi confronti, cosa pensi del genere oggi?


Rimane la speranza. La speranza rimane sempre. Ai margini del genere è stato svolto un lavoro affascinant.
Ad esempio Haruki Murikami, che è stato selezionato per il ‘World Fantasy Award’ lo scorso anno, sta facendo del fantasy anche se esso può non conformarsi alle più restrittive definizioni tradizionali.
Michael Chabon invece sembra incapace di staccarsi interamente dalla portata del genere.
Basti guardare la sua storia alternativa, “The Yiddish Policemen’s Union”  (ed ita: Il Sindacato dei poliziotti yiddish,  Rizzoli 2007) o per qualcosa di più tradizionale guardiamo “The Historian” (ed ita: Il Discepolo, Rizzoli 2005 ) di Elizabeth Kostova.

Le mie scuse se ho divagato nel rispondere, perché domande simili fanno emergere in me  lo studioso ed il letterato .



Vorresti aggiungere qualcosa d’altro?

No, è tutto. Molte grazie a tutti quanti; è sempre un piacere parlare di tutto ciò che riguarda Malaz.

Il vostro, ICE.

Traduzione di Korlat