5 per 1000 
sabato, 29 aprile, 2006, 03:03
Oggi guardavo Indipendence Day su Italia 1 (gran film secondo me, mi piace davvero tanto) e mi sono ritrovato la pubblicità del San Raffaele che invitava a devolvere l'ormai famoso "5 per 1000" all'istituto per finanziarne l'opera di ricerca. Ho intenzione di documentarmi a fondo sull'argomento e di fare un paio di calcoli matematici.
Io ho studiato Scienze della Comunicazione per poco tempo (intendo studiato seriamente, perchè poi mi sono perso per strada), ma sono arrivato a studiare quanto basta da sapere (come comunque sanno ormai anche i muri) che una pubblicità in prima serata su una rete nazionale e durante un film che, per quanto ormai trasmesso e ritrasmesso, è stato di un certo successo costa veramente un sacco di soldi. Ora sono curioso. Non so di preciso a quante e quali fonti avrò accesso, ma voglio provare a vedere se riesco a fare un calcolo almeno approssimativo di quanti soldi abbiano speso per quella pubblicità e poi vedere un pò quanti devono devolvere sto benedetto "5 per 1000" solo per coprire i costi della pubblicità. Io penso parecchi. Ma se hai i soldi per la pubblicità che lo chiedi a fare il "5 per 1000"? Al di là del discorso etico è proprio un controsenso finanziario e sono portato a pensare che in realtà lo scopo sia quello di pubblicizzare la struttura in se. Magari mi sbaglio, magari ci sono delle convenzioni particolari per quanto riguarda inserzioni di questo genere, ma magari no.

Paolo.

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Lavoro 
giovedì, 27 aprile, 2006, 22:19
Oggi sono andato a parlare con il titolare del bar in cui ero già stato qualche giorno fa e ho accettato il lavoro. Per adesso mi chiamerà solo nei weekend, quando ha bisogno. Certo, lavorare meno significa guadagnare meno, però almeno si lavora e nel frattempo mi cercherò un altro posto di lavoro che sia un pochino più adatto ai miei gusti. Per il resto nessuna novità.

Paolo.

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Essere me 
domenica, 23 aprile, 2006, 01:46
A quanto pare essere me significa farsi seghe mentali inutili anche quando la scelta appare, a un ragionamento logico, semplice come bere un bicchier d'acqua. Ho un lavoro per le mani, non so quanto sia buono, ma è un lavoro eppure non so se accettare. Il fatto è che se accetto, almeno sulla carta, il lavoro mi impegnerebbe fino a fine settembre senza soste... insomma quest'anno niente vacanze. Il punto è che facendomi i conti in tasca so benissimo che quest'anno o si lavora o niente vacanze... ma allora dove sta il dilemma? Dovessi dare un consiglio a chiunque altro gli direi "accetta e poi ad agosto vedi se mollare il lavoro o mollare la vacanza". Il punto è che io non so se ne sono capace. Come fai da un giorno all'altro a dire al tuo datore di lavoro "Hey, me ne vado" e a sentirti a posto con la coscienza sapendo benissimo di farlo "solo" per una vacanza. Per quanto per me quei dieci giorni siano importanti (e diavolo, lo sono...) non riuscirei, credo, a sentirmi con la coscienza a posto.
Ovviamente c'è sempre l'opzione "rifiuta e tenta la fortuna", ma questo temo di non poterlo fare: lo devo ai miei genitori. Mi sono sempre ritenuto un buon figlio, anche in quelle occasioni in cui magari ho fatto meno di quel che potevo. In questo caso non credo d'avere molte scelte, sono solo due e in verità la scelta sarà effettiva solo ad Agosto, sarà in quel momento che dovrò scegliere tra le mie passioni e la mia "integrità morale". Certo, se in questi mesi il datore di lavoro si rivelerà uno stronzo sarà tutto facile, ma se invece fosse una brava persona? Cosa sceglierò? E' brutto pensare di doversi guardare allo specchio e dover prendere una decisione simile. L'unica cosa che so è che più cresco e meno crescere mi piace... eh si, lo so che è una banalità, ma mi chiedo se ci sia qualcuno per cui arrivare a vent'anni e trovarsi nel mondo sia stata un'esperienza TOTALMENTE positiva. E' una domanda che mi faccio spesso.

Paolo.

P.s. Se sto tizio non mi assume mi faccio davvero quattro risate... tutte ste seghe mentali per nulla. Sarebbe comico in un certo senso.

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Rissa... 
giovedì, 20 aprile, 2006, 02:41
Oggi ho quasi picchiato Stefano... o forse lui ha quasi picchiato me. Non so come sarebbe finita se Paolo non si fosse messo in mezzo a fermarmi. Il punto è che non me ne frega gran che, mi sento una merda per aver perso il controllo. La discussione era una discussione come tante altre, ed era su una cazzata, ma in ogni caso era una discussione seria (nel senso che la stavamo PRENDENDO sul serio), lui soprattutto si stava alterando per i cazzi suoi. Io ero alterato, ma come al solito anzichè dare in escandescenze ho cominciato ad autoimpormi una calma ancor più rigida del normale. E' questo che probabilmente fa incazzare gli altri, il fatto che io faccia di tutto per (e a quanto pare riesca a) dare l'impressione che non me ne importi proprio un cazzo di quello di cui si sta discutendo (oddio, in verità stavolta davvero non me ne importava un cazzo perchè io la penso a modo mio e non avrei cambiato idea in nessun caso... però questo non significa che la situazione non mi facesse incazzare). Alla fine o faccio così oppure faccio esattamente come ho fatto stasera, perdo il controllo: e con le parole a volte si fa anche più male che coi fatti.
Insomma si discuteva, poi lui ha tirato fuori un commento su mio padre, nulla di offensivo, ma se si discute sul serio, se entrambi siamo alterati, non sopporto che persone a me care vengano tirate in mezzo, anche solo per sbaglio. Lì sono scoppiato... gli ho messo le mani in faccia, credo di aver provato anche a dargli un paio di testate (a pensarci ora mi fa quasi ridere d'averlo fatto). Paolo s'è messo in mezzo e lì piano piano ho riacquistato il controllo e la situazione s'è ristabilita: lui mi ha chiesto scusa per il commento, abbiamo ricominciato a discutere con più calma e dopo poco l'abbiamo chiusa lì. Amici come prima? Onestamente non lo so, esteriormente si, ma devo ancora capire bene se ho digerito la cosa o no. Ultimamente le discussioni sono sempre più frequenti, vediamo il mondo in modi diversi c'è poco da fare. Boh!? Questo ha poca importanza, è solo questione di stabilire dei binari, di capire che cosa si deve fare. Se il risultato deve essere non parlare di nulla di serio, beh, è una persona a cui con tutti i suoi difetti (e i miei, per carità) voglio comunque bene, quindi una conciliazione si troverà.
Di tutto questo mi rimane un mal di testa terribile e un malumore generale che durerà ancora per almeno qualche giorno. Spero che almeno una cosa sia stata messa in chiaro stasera: le persone a me care (amici o parenti che siano) devono rimanere fuori dalla discussione. Se dovesse ricapitare so che rifarei la stessa cosa che ho fatto stasera e non mi piace pensare che uno dei due si possa far male. Cazzo, di sicuro nessuno sarebbe andato all'ospedale, dopo i primi due o tre colpi a segno mi sarei fermato (ma si sarebbe fermato lui?), come è capitato tante volte con altre persone, ma non mi va nemmeno quello.
Ormai è fatta... ancora un pò per sbollire e poi vado a letto. Che serata di merda....

Paolo.

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Il "salotto dell'Italia bene" 
mercoledì, 19 aprile, 2006, 14:40
Beh... siamo a buon punto. E' da un pò che io e Nico ci lavoriamo, ma ormai siamo a metà dell'opera (non nel senso che abbiamo cominciato bene, siamo proprio a metà). L'idea è venuta a lui, ma alla fine l'unico che gli dà una mano sono io, quindi ormai l'onore e l'onere sono divisi. Il salotto dell'Italia bene è quel salotto classico da casa italiana del ceto medio, possibilmente un pò in stile fantozziano (perchè la casa di Fantozzi era povera, ma aveva il salotto "da partita di calcio"). E' quel salotto in cui ti ritrovi tra amici, con la birra in mano, rutto libero (se siamo tutti maschi anche flatulenza libera), ma soprattutto il tifo... perchè quest'anno non ci siamo scordati che ci sono i mondiali e quindi ci prepariamo a dovere. Abbiamo piazzato playstation, subwoofer, lettore DVD/MPG4/MP3... insomma tutta la tecnologia disponibile in casa... sarà un salotto da favola... appena possibile vi faccio avere anche una foto. ^___^

Paolo.

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