racconto breve: NASCONDINO 
in realtà ,più che un racconto breve, è un nonsense emerso dai meandri di un subconscio regredito (causa stress:))) ) allo stadio infantile.

NASCONDINO
I bambini correvano e schiamazzavano, inseguendosi fra i massicci banchi lignei della cappella di famiglia, finchè il prete, la tonaca nera che frusciava furiosa attorno alle caviglie ossute, li scacciò.
I quattro si trovarono così fra i lunghi corridoi vuoti della dimora, dove i soffitti altissimi e gli spazi lugubremente vuoti, amplificavano i rumori, vanificando ogni sforzo di nascondersi.

Fu allora che decisero di spostarsi nel parco della villa nonostante il ferreo divieto dei genitori. Erano soli, erano liberi e l'orizzonte fiabesco di quel verde mare inquieto, risvegliava in loro qualcosa di selvaggio. Fu la bambina bionda l'anima ribelle che per prima si tuffò fra l'erba alta, seguita a ruota dai fratelli e dalla cuginetta.
Ridevano impigliandosi nei rami bassi, laddove il prato lasciava spazio al boschetto di caccia. I nitriti dei cavalli nella scuderia si fecero lontani , man mano procedevano sotto la benedetta ombra, mutevole e corrusca, delle quercie, dei faggi, dei larici e delle acacie, fermandosi di tanto in tanto per riprendere fiato contro il tronco argenteo di una filiforme betulla o fra il muschio soffice sulla riva sud del lago; ma sempre ripartendone veloci e inquieti, come preda di un bisogno indefinito e potente, agili come spiriti silvani.
Si spinsero oltre i limiti della proprietà, i cui confini non erano marcati da recinzioni o cancelli, ma dalle ombre più fonde degli alberi antichi, non addomesticati da giardinieri, battitori e guardacaccia, non avvezzi, nel loro silenzio sdegnoso, alla presenza umana.
Si divisero, in quel luogo senza Signore, sconosciuto, quasi alieno nella sua solenne stasi.
Toccò alla cuginetta bruna contare, mentre gli altri si perdevano.
La bambina bionda, lasciandosi alle spalle il sole al suo declino, s'insinuò fra i rovi spessi come e più del pollice di un adulto, incuriosita da un bagliore improvviso scorto fra i rami, quasi il riflesso del sole su...qualcosa.
Infine, i vestiti ridotti in brandelli di seta rosa sgualcita e broccato bianco color cenere, trovò un tempietto circolare, eroso dagli anni, le cui colonne ormai abbattute, parevano lunghe salme di pietra avvolte in bianchi sudari marmorei.
Lei non esitò ad entrare, sorridendo tra se perchè nessuno l'avrebbe mai trovata.
Il suo corpo snello spezzava festoni di ragnatele simili a drappi d'organza ed i suoi piedi sollevavano foglie, una moltitudine di foglie secche e leggere che si univano alla polvere sospesa, formando strani arazzi nell'aria, fatti di pieni, di vuoti e di quella luce infranta che filtrava dai vetri spezzati del rosone.
Una scalinata al centro del pavimento convesso attrasse la sua attenzione e la bimba discese, scostandosi dalla fronte umida pesanti cortine di capelli arruffati.
Decine, decine di gradini che terminarono bruscamente, allargandosi in una cantina sotterranea dalla volta a botte, illuminata soltanto da quello spiraglio che osava insinuarsi dalla scala, cosicchè i lati più distanti, le pareti, il pavimento, si perdevano in una fitta tessitura d'ombre.
Il cuore le batteva forte per l'eccitazione quando corse verso la pedana sopraelevata che sorreggeva un massiccio scranno eburneo che dominava la sala,coperto quasi per intero da fitti viticci di edera verde, che spuntava dal terreno bucando il pavimento e si arrampicava sullo scranno avvinghiandosi ad esso.
Lei salì e sedette su quel trono di foglie ridendo sommessamente.
Fu così che si addormentò; cullata dal vento lontano, mentre la luce svaniva per sempre, lei esausta si assopì e non si accorse mai dei viticci che si stringevano attorno ai suoi polsi come spessi bracciali d'onice e smeraldo, che abbracciavano teneramente le sue costole minute e il suo collo bianco, mentre le foglie carezzavano, ondeggiando sugli steli il suo capo dorato, sfiorando quel volto che non sarebbe mai cambiato, mai invecchiato, mai più vissuto.

I gemelli corsero verso la sponda più lontana del lago, costeggiando dapprima il bosco e poi arrampicandosi sulle rocce del colle , per discendere il ghiaione verso i canneti, dove erano certi che la cugina non sarebbe venuta a cercarli.
Le canne li sovrastavano di parecchio ,affiancandosi alle acque verdi e fonde, come mute sentinelle brune, odalische nel vento fresco di quella sera di tarda estate animata dal gracidio delle rane, dai grilli e dai versi acuti degli uccelli notturni.
Il lago divenne una nera polla d'inchiostro, i gemelli rabbrividirono, trasalendo ad ogni rumore , inoltrandosi sempre di più , circondati da ogni lato dalle canne.
Ad un tratto il terreno viscido e melmoso cedette sotto i piedi del primo gemello, che sprofondò nell'acqua gelida.
Il secondo gridò e si protese ad afferrarlo ma le radici delle piante lacustri, di quelle splendide ninfee candide che la loro madre adorava, si attorcigliarono impietose attorno alle caviglie del primo, trascinando entrambi i fratelli nell'abbraccio mortale che invase loro i polmoni, scacciando geloso l'aria e la vita, finchè i corpi si distesero sul fondo, nutrendo le ninfee.

La cuginetta rientrò a tarda sera alla villa, zoppicando malamente, graffiata, dolorante, sconvolta.
I genitori, di ritorno da una breve gita, chiesero dei figli ma la piccola disse di averli perduti.

il giorno successivo iniziarono frenetiche ricerche, fu mobilitato l'intero villaggio mentre il prete pregava senza sosta perchè fossero ritrovati...ma non ci fu verso, si erano nascosti troppo bene.

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BENVENUTI  
benvenuti !
ho fatto i bagagli e mi sono trasferita da splinder a qui, spazio decisamente più malleabile, devo solo abituarmi ad usarlo, ricordare la posizione dei comandi....ecc...insomma, ci vorrà un po .
comunque qui mi sento più vicina al mio forum preferito (w il sentiero!)

un grazie di cuore ad ALESSIA, ALESSIO e PAOLO ::=).

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